chi siamo

Quando ci siamo inventati la nostra piccola associazione volevamo promuovere il libro e la lettura, non potendo incidere altrimenti sul momento storico che stavamo attraversando. Abitavamo all’Aquila, ci piacevano i libri, alcuni di noi lavoravano nell’editoria e quelli erano i tempi del terremoto del 2009. Abbiamo iniziato promuovendo la produzione della casa editrice Arkhé, nella bulimia letteraria di quel periodo e, insieme, abbiamo attirato l’attenzione di intellettuali e scrittori perché non volevamo più che la nostra città fosse raccontata “solo” per sentito dire. Così decidemmo di portare all’Aquila quelli che sarebbero diventati nostri amici, perché potessero raccontarla loro, esterni dall’interno, con l’occhio più nitido, cercando sempre di dare spazio a quelli che si dedicavano e si dedicano all’editoria indipendente: era ed è da coraggiosi lavorare in quel settore.

 

Quelli del nostro inizio erano gli anni dei riflettori e delle passerelle, dei mattoni da riposizionare e delle macerie da spostare. La strada è stata lunga, dieci anni di attività. Abbiamo provato a rialzarci, a ricominciare, tra inciampi e scommesse, qualche delusione profonda e tanti incontri memorabili. Erano i tempi in cui pensavamo che la nostra fosse una tragedia collettiva in senso assoluto, come può essere un terremoto per una comunità dispersa e ferita nel profondo. Il massimo che in tempi di pace si potesse affrontare nell’Occidente evoluto. 

 

 

Eppure oggi, ancora una volta, siamo di fronte a un nuovo inizio, anni dopo, quasi fossimo dentro a un’altra vita. Voltiamo ancora pagina, smarriti, perché mai avremmo potuto immaginare quanto potesse smarginarsi, in un lampo per giunta, il concetto di “collettivo”. Stavolta tutto il Mondo deve ricominciare, deve in qualche modo voltare la carta: chi più chi meno, chi meglio chi peggio. La mente si confonde all’idea che, in prospettiva, potrebbe non esserci davvero un posto “altro” almeno da immaginare come rifugio sicuro ed in cui  illudersi che il problema non ci riguardi.

 

Questa nuova pagina è ancora bianca, è tutta da scrivere. Siamo tutti coinvolti stavolta e dobbiamo cercare di farlo al meglio, per noi, per chi ci è accanto, per chi verrà dopo di noi. Ci siamo allora sentiti, un’altra volta, chiamati a ribadire quello in cui abbiamo profondamente creduto e in cui crediamo e quindi ci rimettiamo in gioco, insieme a voi, cambiando stile e comunicazione. Questa è la nostra nuova carta voltata.

Benvenut*